1° marzo 2010 (2)

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1-2 marzo 2010

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MILANO: QUI UNA GALLERIA FOTOGRAFICA DI “REPUBBLICA”
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4 persone, 4 continenti, 4 storie di migranti. Uno splendido docu-film della CGIL Dipartimento Immigrazione per conoscere i nuovi cittadini italiani

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Gli immigrati d’Italia si sono fermati per un giorno. Con il simbolico lancio di palloncini gialli (in lattice biodegradabile) nei cieli di oltre 60 città, il primo marzo ha preso il via la prima giornata senza stranieri organizzata nel nostro paese. L’iniziativa è inserita nella “primavera antirazzista”, la campagna promossa da un collettivo di organizzazioni (tra cui Acli, Arci, Cgil, Nessun luogo è lontano, Sos Razzismo, Uil) che si concluderà il 21 marzo, giornata Onu contro il razzismo. La campagna prevede iniziative, momenti di lotta, sensibilizzazione e dialogo interculturale, a difesa e promozione dei diritti dei migranti.

Roma, Milano, Napoli, Firenze, Bologna, Palermo, Reggio e tante altre città hanno ospitato cortei e manifestazioni, tutti svoltisi pacificamente. A Milano hanno sfilato due cortei. Tra gli striscioni che si potevano leggere, c’erano “Permesso di soggiorno per tutti. Tempi di rinnovo più rapidi” (mostrato davanti alla Questura), “Migrare non reato” e “Basta silenzi. Chiudiamo i centri di identificazione ed espulsione” (mostrato davanti al Cie di Via Corelli). “Siamo qui per dire di no al pacchetto sicurezza e al permesso di soggiorno a punti – dice Issa, magazziniere senegalese che vive in Italia da sei anni. Questa è una manifestazione pacifica e non violenta perché noi siamo persone civili”. Ancora a Milano, una delle iniziative più gradite è stata quella delle “lezioni di lingue straniere” (arabo, spagnolo, senegalese e cinese) alle quali hanno partecipato parecchie persone. Se si pensa che io stessa ho imparato lo spagnolo – e anche piuttosto bene – da amici immigrati dall’Ecuador…

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A Roma il corteo delle reti antirazziste è partito da Porta Maggiore, passando da piazza Vittorio Emanuele, Santa Maria Maggiore e piazza Esquilino. Un comitato migranti si è unito al corteo e tutti sono confluiti in piazza Vittorio Emanuele, dove si è tenuta la manifestazione indetta dal comitato primo marzo e si è esibita l’Orchestra multietnica di Piazza Vittorio: in serata il concerto di Piazza Vittorio è stato ripreso e diffuso da La7. Al mattino, in collaborazione con Legambiente, centinaia di rifugiati e richiedenti asilo, insieme ai volontari, hanno ripulito il parco di Colle Oppio. Contemporaneamente sono saliti in cattedra gli stranieri con le loro “lezioni di clandestinità” in piazza Montecitorio, davanti al Parlamento. Gli studenti universitari dell’Onda e quelli delle superiori si sono seduti in terra e in silenzio ad ascoltare “gli insegnamenti” degli immigrati, intervenuti per parlare della loro condizione in Italia e descrivere le loro esperienze protestando contro “il razzismo delle istituzioni”. Su di una lavagnetta sono state esposte scritte che criticano il pacchetto sicurezza del governo che li “criminalizza” e il tetto del 30% per l’iscrizione di alunni stranieri nelle scuole, considerato “discriminatorio”.

A Napoli sono state almeno ventimila le persone che hanno preso parte alla manifestazione in difesa degli immigrati: sicuramente la manifestazione più folta d’Italia. Il lungo corteo, partito da piazza Garibaldi e arrivato in piazza Plebiscito, era aperto dallo striscione “Nessuno è illegale”. Gli immigrati sono arrivati numerosi da ogni parte della Campania, alcuni sono giunti in pullman da Caserta e Salerno, tra loro anche gli sgombrati di S. Nicola a Varco.

 

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A Bologna qualche centinaio di immigrati con il personale e i volontari dell’Ufficio stranieri della Cgil si sono radunati stamattina in piazza Nettuno, trasferendo le attività dell’ufficio in due gazebo all’aperto. Nel pomeriggio sempre piazza Nettuno si è svolta la manifestazione promossa dal Comitato 1° Marzo. “Vogliamo solo i nostri diritti”, dice Mohammed, manovale marocchino, a Bologna da nove anni. “Ogni volta che devo chiedere il permesso di soggiorno devo aspettare un anno e mezzo”.

“La Cgil da molto tempo ha aperto una campagna sui diritti dei migranti e sull’allarme razzismo nel nostro paese”. Lo afferma a Radio Articolo 1 Piero Soldini, responsabile del dipartimento immigrazione della Cgil. Il dirigente ricorda le priorità del sindacato sul tema dell’immigrazione: “Risolvere la questione del lavoro nero, dove si annida lo sfruttamento dei lavoratori migranti, estendendo l’applicazione dell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione che consente ai lavoratori sfruttati di denunciare il proprio datore di lavoro e di essere protetti da un permesso di soggiorno temporaneo. Chiedere al governo la ratifica della direttiva europea del 2009, che inasprisce le pene per imprenditori e caporali che sfruttano gli immigrati irregolari e stabilisce un pacchetto di diritti inalienabili per questi lavoratori”. Occorre, secondo Soldini, “dare ai migranti diritto di voto e di cittadinanza: diritti civili fondamentali che consentono al nostro paese di fare un salto di qualità rispetto alla convivenza civile e al rapporto con l’immigrazione”. Al centro della campagna ‘Primavera antirazzista’ lo sciopero generale del 12 marzo che, spiega Soldini, “ sarà il primo sciopero multietnico della Cgil, un appuntamento storico anche per gli immigrati.

 

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“Siamo riusciti a creare un sacco di contatti. Siamo riusciti a far parlare dell’evento”. Questa la prima valutazione a caldo sull’esito della giornata da parte di Stefania Ragusa, Presidente del Comitato Primo Marzo 2010. “Adesso – ha spiegato Ragusa all’agenzia Agi – si apre la fase delle proposte, la parte ‘politica’ e sarà molto impegnativa perché si tratterà di scegliere dei contenuti e di lavorare su quelli. La forza di questo movimento è nell’essere ‘meticcio’, ovvero, fatto da italiani e non italiani insieme”. Ragusa ha osservato anche che: “l’adesione nel Mezzogiorno è stata notevole. Ho sentito i nostri rappresentanti a Napoli, Reggio Calabria e Palermo e ci hanno detto che è andata molto bene. C’era tanta gente, tanto movimento. Essere riusciti a sollecitare e coinvolgere le periferie d’Italia, posti del Sud dove normalmente non si manifesta, è stato un successo”.

“Tutte le iniziative devono marciare insieme, in questa Italia in cui crescono razzismo e xenofobia, e dove molto spesso mancano associazioni che diano voce ai migranti”, è questo quanto auspica Sally Ken, senegalese, arrivata 22 anni fa ad Ancona ed oggi dirigente Cgil. “La Cgil – continua Ken – è un sindacato che porta la battaglia per i diritti dei migranti dentro l’attività politico-sindacale, e non è un caso se tra le parole d’ordine dello sciopero nazionale proclamato per il 12 marzo ci sia l’immigrazione. Ma è giunto il momento che sia tutta la società civile a ribellarsi contro lo sfruttamento al quale sono costretti i lavoratori stranieri”.

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“La primavera antirazzista vuole denunciare proprio il declino culturale, ma anche di accoglienza e civiltà, a cui stiamo assistendo nel nostro paese”, gli fa eco Kurosh Danesh, iraniano del Dipartimento Immigrazione del sindacato di Corso d’Italia. Alcune forze politiche, secondo il sindacalista, non hanno timore di “speculare, diffondendo grandi menzogne su questo fenomeno e cercando di creare un sentimento di paura”. La primavera antirazzista, invece, serve a “dire la verità”, e cioè che “gli immigrati sono indispensabili per l’economia italiana”. Bisogna sottolineare, però, che gli “immigrati sono, anche e soprattutto, soggetti sociali, esseri umani prima che soggetti economici”. La battaglia per il lavoro, in effetti, è strettamente intrecciata con quella per i diritti dei migranti. “Venti anni fa – continua Danesh – quando l’immigrazione era un fenomeno nuovo per l’Italia, gli immigrati erano i lavoratori precari, mentre gli italiani avevano un lavoro stabile. Oggi, invece, gli immigrati fanno gli schiavi come a Rosarno, mentre gli italiani sono diventati precari. Quando la soglia dei diritti si abbassa sono guai, e i diritti differenziati portano meno sicurezze per tutti”.

Aichetou Traore, mauritana che vive da 18 anni a Ferrara, non ha dunque dubbi. “La questione vera è quello del lavoro, – afferma – perché per le comunità straniere la mancanza di lavoro rende sempre più difficile l’inserimento nel tessuto sociale italiano, ma oggi il problema del lavoro è un problema di tutti, non solo degli immigrati”. La crisi economica, tra l’altro, non ha certo aiutato a stemperare le tensioni sociali. Secondo Tiziana Caponio, docente di Scienze politiche all’Università di Torino, infatti, “Ad oggi non si sono fatti passi avanti nel diminuire il razzismo”. Anzi, “ci sono ricerche che dicono che l’intolleranza sta aumentando, soprattutto tra i giovani. Questo aspetto non è certo di buon auspicio per il futuro”.

Il giorno senza immigrati è un’iniziativa nata in Rete, sui social network, che si è aggregata attorno al Comitato “Primo marzo 2010”, ma anche attorno alla rete della Cgil, degli altri sindacati e del mondo dell’associazionismo. L’idea è stata lanciata in Francia ma è stata ripresa oltre che nel nostro paese anche in Grecia e Spagna. La manifestazione si ispira al movimento di protesta dei latino-americani negli Stati Uniti nel 2006 contro la politica di immigrazione.

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Primo marzo:
è il giallo il colore degli immigrati

Una manifestazione per emergere dal silenzio e per gridare una voglia di diritti ancora lontana dall’essere soddisfatta, uno sciopero che ha tutto il sapore dell’invito all’integrazione ed una rivoluzione gialla (questo il colore prescelto) che sta mobilitando oggi gli immigrati residenti e lavoratori in Italia.

È certamente bello fermarsi nelle piazze d’Italia e lasciarsi incuriosire dalla voce degli immigrati, dalla voce di chi quotidianamente sperimenta la difficoltà di vivere in un paese che non lo accetta ma anzi lo rifiuta e lo respinge, un paese cui tuttavia fornisce il suo contributo, anche in termini economici, ma che purtroppo stenta ancora a renderlo davvero parte di sé. Quella di oggi è stata quindi un’occasione per conoscersi, per scambiarsi uno sguardo e per capire – si spera – che le differenze sono momenti arricchenti, che nell’altro non c’è un nemico ma solo uno sconosciuto, con tutto il suo bagaglio di idee e di cultura, con tutte le sue speranze e con tutte le sue paure (peraltro quasi sempre simili alle nostre perché, in fondo, siamo tutti uomini).

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Quanti sono gli immigrati in Italia, e cosa rappresentano in termini numerici e di produttività? Secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Ismu sulle migrazioni, presentato lo scorso 14 dicembre e riferito a dati fino al primo gennaio del 2009, gli immigrati in Italia erano oltre 4,8 milioni, circa mezzo milione in più rispetto al 2008. La nazionalità più numerosa è quella romena con 968mila presenze (21% del totale), seguita da albanesi e marocchini (rispettivamente 538mila e 497mila).

Gli immigrati producono ogni anno il 9,7% del Pil italiano, ossia circa 122 miliardi di euro. Sul lavoro, nel 2008 nonostante la crisi economica, si è registrato un aumento dell’occupazione immigrata pari a 222mila unità. Ma al contempo cresce di un punto percentuale anche la disoccupazione che si attesta al 10,5%. Diminuiti gli irregolari, che passano da 651mila nel 2008 a 422mila nel 2009 (229mila in meno, passando dal 16,1% al 9,1%). Gli immigrati che lavorano in Italia inviano in patria somme di denaro che ammontano a 1,48 miliardi di euro nel primo trimestre del 2009 e, al netto delle imposte pagate, un italiano riceve in media 1.800 euro in più l’anno (soprattutto grazie a benefici legati all’anzianità) rispetto a un immigrato extra-europeo.

Nell’anno scolastico 2008/2009 gli alunni di origine straniera nelle scuole erano 650mila. Nelle chiese italiane ci sono 1500 sacerdoti stranieri. Negli ospedali lo è il 10% degli infermieri, uno su quattro dei nuovi assunti è straniero.

In sessanta piazze italiane hanno sfilato migliaia di immigrati per rendere visibile l’importanza socio-economica di un’immigrazione integrata e rispettata. Alle 18.30 «il cielo si colorerà di giallo», così i promotori di “primomarzo 2010”, la giornata di sciopero degli stranieri. «Stranieri» – precisa il documento del comitato organizzatore – «non tanto dal punto di vista anagrafico, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l’Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà». Un colore, il giallo, che indica l’apoliticità che ha ispirato i promotori. Un’iniziativa nata spontaneamente sul web, 50mila iscritti al gruppo su Facebook, di un movimento che vuole parlare a tutto il Paese. Alla mobilitazione aderiscono sindacati Cgil, Cisl, Uil, associazioni come le Acli, Amnesty, Emergency e Legambiente, e partiti politici Pd, Rc e Sel.

I fatti di Rosarno ci hanno ben impresso nella mente come la mano lunga delle mafie si sia estesa anche sul fenomeno immigrazione. «I mandarini, le olive, le arance non cadono dal cielo. Sono delle mani che li raccolgono. Siamo degli attori della vita economica di questo paese, le cui autorità non vogliono né vederci né ascoltarci. Il nostro lavoro serve all’Italia, come serve alle nostre famiglie che hanno riposto in noi molte speranze». I migranti africani, deportati dall’inferno di Rosarno, sono a Roma senza più un lavoro seppur schiavistico, senza alloggio, invisibili come quando sopravvivevano in condizioni disumane nella cartiera abbandonata rosarnese. Non hanno più neanche i 25 euro, frutto delle dodici ore passate sui campi a spaccarsi la schiena, ma rivendicano con queste parole il diritto a esistere e a lavorare in modo dignitoso. Gli immigrati di Rosarno erano presenti alla manifestazione di Roma.

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A Castel Volturno sono stato ricordati Samuel Kwaku, Alaj Ababa, Cristopher Adams, Alex Geemes, Kwame Yulius Francis, Eric Yeboah. Giovani e onesti lavoratori trucidati al chilometro 43 della Via Domitiana dal un gruppo di fuoco dei Casalesi per il semplice controllo del territorio.

I respingimenti in mare, gli scandali sulla gestione dei Cie, i centri di accoglienza, la cultura razzista che si sta diffondendo, le file notturne per il rinnovo dei permessi di soggiorno, il naufragio di una politica di integrazione vera e di rilancio di servizi per fornire strumenti efficaci ai migranti per non essere preda della malavita organizzata: per tutti questi motivi, oggi i lavoratori stranieri hanno incrociato le braccia e hanno fatto uno sciopero di 24 ore per fare sì che il governo italiano si renda conto di cosa vuol dire stare 24 ore senza gli immigrati.

“Siamo tutti in giallo perché è il colore del cambiamento e perché non appartiene a nessun partito politico, proprio come il nostro movimento – ha spiegato a Milano Seble Woldeghiorghis, del comitato nazionale -. Il nostro obiettivo è combattere l’aumento di intolleranza e paura nei confronti degli stranieri, spesso alimentate apposta. È necessario conoscersi per abbattere stereotipi e luoghi comuni”.

“Senza il contributo determinante dei lavoratori immigrati non sarebbe possibile la produzione di numerose eccellenze del Made in Italy alimentare, dalla raccolta delle mele della Val di Non in Trentino alla mungitura delle mucche da latte per il Parmigiano Reggiano, dalla vendemmia dei vini “Doc” alla cura dei greggi per il pecorino romano fino alla raccolta della frutta Igp dell’Emilia Romagna”. È quanto ha affermato la Coldiretti a proposito del primo sciopero degli immigrati, sottolineando che nelle campagne italiane più di un lavoratore su dieci è extracomunitario con circa 30 mila aziende agricole italiane che assumono lavoratori provenienti da fuori dell’Europa. Coldiretti ha sottolineato come nelle campagne italiane più di un lavoratore su dieci sia extracomunitario, con circa 30mila aziende agricole italiane che assumono lavoratori provenienti da fuori dell’Europa. La Coldiretti ha infine chiesto la tempestiva pubblicazione del decreto flussi 2010 in gazzetta ufficiale, poiché il ritardo rischia di danneggiare settori di grande rilevanza per il Made in Italy agroalimentare. Infatti, c’è apprensione nelle aziende agricole per il ritardo al via libera all’ingresso di 80 mila lavoratori stagionali immigrati, dai quali dipende il 10 per cento dei raccolti nelle campagne italiane.

A Bologna, oltre agli immigrati, scioperano otto ore alla Bonfiglioli B1 (Lippo di Calderara), alla Euroricambi (Crespellano) e alla Titan (Crespellano); 1 ora di sciopero in uscita (dalle ore 16 alle 17) alla Ducati (Bologna) al quale partecipano anche i lavoratori della Divisione Pulizie della Felsinea Ristorazione (Calderara di Reno), impiegati nello stabilimento Ducati.

Lo sciopero dei nuovi genovesi: Luka viene dalla Croazia ed è un meccanico navale che lavora in una delle tante ditte sub-appaltatrici della Fincantieri. Ha un contratto internazionale (il che vuol dire che non ha assistenza sanitaria), e guadagna circa 500 euro al mese. Karina, invece, è arrivata tre anni fa dal Perù con un visto turistico e con l´ultima sanatoria ha chiesto all’anziana per cui lavora di metterla in regola. Guadagna 700 euro, ha 28 anni e non ha un giorno libero. Pedro ha 45 anni e se in Ecuador era un insegnante, qui ha dovuto optare per un lavoro da muratore: a 600 euro mensili, festivi inclusi. Storie ai limiti, con un comune denominatore: il permesso di soggiorno. Il loro lavoro, la permanenza in questa terra, il sostentamento delle loro famiglie, la loro stessa vita dipendono da quel documento. Perché sono stranieri.


La ReteAntirazzistaSalento, ha dato voce in questa manifestazione alle centinaia di immigrati che popolano il territorio salentino, spesso ingiustamente additati come pericolo pubblico. Afferma che immigrare non può essere un reato, che i migranti non sono pericolosi parassiti o solo braccia da sfruttare, che le leggi razziste e il permesso di soggiorno legato al lavoro rendono precaria e sempre sotto ricatto la vita dei migranti, che la discriminazione e la precarietà dei cittadini e lavoratori migranti rendono precari anche i diritti dei cittadini italiani, che le donne e gli uomini immigrati, che i figli degli immigrati nati o cresciuti in questa terra sono nuovi cittadini, sono lavoratori e lavoratrici, sono alunni e studenti. Sono parte dell’Italia di oggi e di domani.

il Partito democratico sta prendendo parte in modo compatto alle iniziative della giornata e molti suoi esponenti sono presenti nelle piazze italiane. Anche alcuni esponenti del principale partito di governo sostengono l’iniziativa: il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, Giuliano Cazzola (Pdl) appoggia le motivazioni dello sciopero: «Gli immigrati vogliono dimostrare non solo di esistere – spiega in una nota – ma di essere indispensabili con il loro lavoro alle attività economiche e sociali del Paese: circostanza assolutamente vera». Sulla stessa lunghezza d’onda il deputato Pdl Benedetto Della Vedova. Molte altre organizzazioni sono coinvolte, da Amnesty a Arci, Acli, Legambiente, Emergency, e ancora Amref, Cobas, Fiom.

[Fonti: RaiNews24, “Il Messaggero”, “Il Secolo XIX”, “Affari italiani”, “la Repubblica – Bologna“, “la Repubblica – Genova”, “Il Paese Nuovo”, “La Stampa”, “Il Sole 24 Ore”, “l’Unità”, “Agenzia radicale”]

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“Clandestino”, di Manu Chao

VEDI ANCHE il video dell’Associazione “Ci siamo anche noi

1° marzo 2010 (2)ultima modifica: 2010-03-01T18:44:00+01:00da paginecorsare
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5 pensieri su “1° marzo 2010 (2)

  1. Ciao Angela!! Credo non ci sia nulla da aggiungere se non che qualcosa nata dalla protesta spontanea della rete, ha superato tutti i più pessimistici pronostici, dimostrando che se “la base” si incavola, può fare tanto!! Spero che il movimento 1 marzo si consolidi e cresca (seguo il loro sito per capire) un po’ come stà avvenendo a l’Aquila con il movimento delle “carriole aquilane”!! Se questo “virus” della protesta dal basso si diffondesse in tutto il Paese, credo proprio che potremmo cambiare “registro” in molte cose!!!

    Buon fine settimana a te e ciao!!

  2. Ciao Angela… alla luce della nuova “porcata” fatta dal Governo, devo rettificare una parte del commento qua sopra: quel “virus” a cui ho accennato, come protesta dal basso, non potrebbe ma DEVE cambiare “registro” e spazzare via la gentaglia che ci governa.

    Buona domenica e ciao!!

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