L’Aquila un anno dopo

L’Aquila un anno dopo

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Il centro storico dell’Aquila è una città fantasma, per la quale la parola ricostruzione è semplicemente impronunciabile.

Sin dal primo giorno del sisma, dal 6 aprile del 2009, le sue strade incorniciano tre milioni di metri cubi di macerie che nessuno porta via in attesa che si giochi la partita degli appalti per smaltirle. Solo alcuni cittadini volonterosi si sono assunti l’onere di trasferire nelle discariche le macerie.

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Intanto la città muore poco a poco, si sgretola sotto le intemperie, rischiando di perdere per sempre le sue bellezze e la sua identità e diventare così una città morta, a favore di una logica costruttiva che ha imposto le “new towns”, senza altra soluzione possibile: neppure la riqualificazione degli edifici meno danneggiati, recuperabili in tempi brevi per far rientrare a casa almeno 20 mila persone.

Enzo Cappucci inviato all’Aquila di Rai News 24 nei giorni del terremoto, è tornato sui luoghi di questa tragedia nazionale, per farci vedere come stanno le cose. Il filmato che ha prodotto per conto della sezione “INCHIESTE” è visibile QUI

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6 APRILE 2010 – Questa volta alle 3.32 c’èstato solo un lunghissimo silenzio, seguito da 308 rintocchi della campana delle Anime Sante: gli aquilani si sono ritrovati in tanti – oltre 25 mila – in quella piazza del Duomo dove un anno fa accorsero feriti, spaventati, addolorati per il terribile terremoto che aveva distrutto la loro città e ucciso parenti, amici, studenti venuti da lontano.

C’è stata, sì, una scossa di terremoto, alle 2:57, ma di magnitudo 2.2, ovvero niente rispetto a quella di 6.3 del 6 aprile 2009. È stata una notte diversa, illuminata da migliaia di fiaccole, candele, lumini che dalla sera prima avevano dato luce lungo le strade buie ai quattro cortei silenziosi partiti da altrettanti quartieri per raggiungere la zona rossa del centro storico. Un gesto di grande valore simbolico non solo per commemorare le vittime, ma anche per ribadire la volontà di tornare ad occupare il cuore della città e, quindi, di riappropriarsi di un’identità ferita per la lontananza forzata.

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Quattro cortei – composti da giovani, anziani, alcuni con le stampelle, giovani coppie con i bambini nelle carrozzine – aperti ognuno da un gruppo di parenti delle vittime e dai vari comitati cittadini che da un anno si battono per tenere alta l’attenzione rispetto ai problemi della ricostruzione e per pungolare le autorità. Sono stati letti i nomi delle 308 vittime, poi sono seguiti i rintocchi della campana. Alla fine, in silenzio e con i ceri e le lampade ancora accesi, il ritorno a casa – per moltissimi lontano dall’Aquila.

QUI UN FILMATO DI CESARE ABBATE (PHOTONOTES)

QUI LA GALLERIA FOTOGRAFICA DI “REPUBBLICA”

QUI LA GALLERIA FOTOGRAFICA DEL “CORRIERE DELLA SERA”

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L’Aquila un anno dopoultima modifica: 2010-04-06T15:07:00+02:00da paginecorsare
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Un pensiero su “L’Aquila un anno dopo

  1. Ciao Angela. Spero tu abbia trascorso una Pasqua serena. Io ci ho provato e devo dire che ci sono anche riuscito!! Ci voleva proprio un po’ di relax.

    Ho seguito la manifestazione degli aquilani e la commemorazione, su Sky… ma ho evitato tutte le altre cerimonie dove comparivano vescovi e politici!! Magari, nei prossimi giorni mi aggiorno anche su “loro” ma per ora, vorrei evitare di vomitare!!

    Credo che l’Aquila dovrebbe insegnare molto agli italiani, per ciò che è successo prima, durante e dopo il terremoto. Da ciò che leggo in certi blog… dubito. Da come parlano certi politici, dubito maggiormente. Come dubito, infine, di chi è incaricato della ricostruzione. Come tanti aquilani, vigileremo!!

    Buona serata a te!!

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