Preti pedofili. Le Vittime Usa: “Marceremo fino al Vaticano”

Preti pedofili. Le Vittime Usa:
«Marceremo fino al Vaticano»
di Marco Cinque
il manifesto, 8 aprile 2010

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Promettono di venire a Roma da tutto il mondo e di marciare fin sotto le finestre del Vaticano per far sentire alle gerarchie cattoliche la loro indignazione. Sono le vittime dei preti pedofili che, ora che lo scandalo è scoppiato in tutto il mondo, hanno deciso di reagire di fronte alla reticenza della Chiesa. L’idea di una grande marcia che porti fino a San Pietro almeno 50 mila vittime sessuali, è venuta a Bernie McDeid e Olan Horne, due delle cinque vittime delle molestie messe in atto da alcuni preti di Boston e che nell’aprile del 2008 incontrarono Ratzinger durante il suo viaggio in America. «Le vittime di quei delitti non possono guarire finché la Chiesa non sarà chiamata a rispondere», hanno spiegato McDeid e Horne al National catholic reporter. La data prescelta per la marcia è quella del 31 ottobre 2010, e l’idea è di portare fin nel cuore del cattolicesimo quanti in tutto il mondo, dal dopoguerra a oggi, sono stati costrette a subire violenze sessuali da parte di sacerdoti.

La marcia, se davvero si farà, rischia di essere travolgente per le gerarchie vaticane. Gli organizzatori chiedono anche di poter incontrare ancora una volta Benedetto XVI ma, aggiungono, l’iniziativa resterà comunque confermata anche se l’incontro dovesse essere rifiutato. «Vorremmo che alla marcia partecipassero non solo le vittime dei preti pedofili, ma anche normali fedeli e quei sacerdoti che sanno nel profondo del loro cuore che la Chiesa ha bisogno di un radicale cambiamento», hanno aggiunto McDeid e Horn.

Che ci sia bisogno di un’inversione di tendenza non sembra proprio esserci dubbio. Ieri la comunità ebraica ha criticato duramente l’essere stata tirata in ballo con un paragone che ha affiancato ancora una volta lo scandalo dei preti pedofili alla Shoa. Un riferimento alle parole con cui martedì 6 aprile il cardinale Angelo Sodano ha paragonato le critiche rivolte a Ratzinger a quelle rivolte a Pio XII per il comportamento avuto durante la seconda guerra mondiale. Paragoni «inadeguati» secondo il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna, che «rischiano di creare  pericolosi e fuorvianti paralleli storici». Tanto più che non passa ormai giorno senza che esca un nuovo scandalo. L’ultimo arriva dalla Norvegia dove ieri monsignor George Muller, 58 anni, ex vescovo di Trondheim, nel sud del paese, si è dimesso e ha confessato di aver abusato sessualmente di un ragazzo minorenne. Secondo la tv statale Nrk, «la Chiesa ha pagato alla vittima tra i 50 e i 65 mila euro a titolo di risarcimento danni».

Intanto ieri a Roma si è tenuto un incontro presso la Camera dei deputati, organizzato da Anticlericale.net e i Radicali italiani, dove l’ex sacerdote Kevin Annet, assieme a due sopravvissuti delle famigerate 119 scuole residenziali religiose del Canada (di cui 72 cattoliche romane), hanno parlato della tragedia che ha visto l’assimilazione forzata e l’internamento coatto di bambini nativi, tra il 1922 e il 1984. In questi istituti-ghetto decine di migliaia di bambini sono morti, oppure sono stati sterilizzati, abusati sessualmente, torturati, utilizzati come cavie per esperimenti e quant’altro. Non si tratta soltanto di «chiacchiericcio» o del tentativo di una qualche demoniaca organizzazione globale che sta tentando di screditare i vertici ecclesiastici, ma di una tragedia enorme e tangibile a cui l’ex sacerdote Kevin Annet sta cercando di dare voce.

In Italia la sua campagna di denuncia è stata ignorata, snobbata se non addirittura considerata una bufala dal circuito mediatico nazionale, e supportata invece da poche piccole associazioni, tra cui soprattutto «Unkapi» (che gli ha dedicato un numero monografico sulla sua rivista), «il Cerchio» e il sito web nativiamericani.it.

Annet ha raccontato di essere stato licenziato in tronco non appena ha iniziato ad occuparsi seriamente degli omicidi e degli abusi nelle scuole residenziali: «All’inizio non potevo crederci, ma a forza di ascoltare gli stessi racconti, di vedere la paura dipinta su quei visi, ho cominciato a capire che c’era una realtà orribile che andava affrontata.

I sopravvissuti delle boarding schools presenti all’incontro, Clarita Vargas della tribù Colville ed Henry Charles Cook della nazione Ojibway-Anisihinabe, hanno raccontato abusi e crimini terribili, come quelli trasmessi nel video «Unrepentant»: «Abbiamo perso la nostra infanzia appena siamo giunti lì (…) davano scosse elettriche al pene di mio fratello e ridevano mentre lo facevano (…) eravamo contrassegnati da numeri ed è stato duro per tutti noi, non potevamo nemmeno dirci: “ti voglio bene” (…) “quel prete mi ha stuprata, lo ha fatto anche ad altri bambini, ma mia madre non voleva che parlassi, aveva paura che potesse succedermi di peggio (…) bruciavano le mani e frustavano bimbi di 4 e 5 anni».

I due testimoni nativi hanno concluso esprimendo la speranza che almeno qui, in Italia, qualcuno si occupi di questa tragedia.

VIDEO: “Pedofilia: i segreti di Ratzinger”

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TUTTO CIO’ CHE CONCERNE IL GENOCIDIO CATTOLICO DEI

NATIVI AMERICANI IN CANADA – DALL’INCHIESTA DEL “MANIFESTO”

SULLE RESIDENTIAL SCHOOLS RELIGIOSE DEL CANADA
[DI CUI 72 CATTOLICHE ROMANE]

Con un ringraziamento a Giorgio Di Costanzo

Preti pedofili. Le Vittime Usa: “Marceremo fino al Vaticano”ultima modifica: 2010-04-15T10:42:00+02:00da paginecorsare
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