Pier Paolo Pasolini, Appunti per un romanzo sull’immondizia

Appunti per un romanzo
sull’immondizia
di Pier Paolo Pasolini

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«Puoi chiamare termovalorizzatore un inceneritore,
operatore ecologico uno spazzino
o diversamente abile un disabile,
ma questo non risolverà i loro problemi.»

Pier Paolo Pasolini

Come si fa a non amare Pasolini ha titolato Mimmo Calopresti un filmato che è stato presentato nella sezione Forum del Festival di Berlino 2006.

Avevano tutti contro: i partiti politici li ignoravano, i sindacati erano frammentati, i cittadini li affrontavano con disprezzo, la stampa li attaccava, erano i pària della nostra società, lavorando in condizioni disumane. I netturbini, correva il 1970, erano finalmente sul piede di guerra: il 24 aprile promossero tre giorni di sciopero nazionale, col 70% di adesione e una campagna di sensibilizzazione che attraversò le grandi città italiane.

C´erano tutti i presupposti perché Pier Paolo Pasolini si interessasse alla sorte di questi “angeli” che ripulivano le nostre abitazioni dalle scorie che il consumismo galoppante portava in dote. Così girò un documentario di 85 minuti diviso in più parti: le “fumose” assemblee degli scopini (oggi sono chiamati “operatori ecologici”), la discarica di Roma, gli operatori ai Mercati Generali. Questo documento inedito, considerato disperso nonostante apparisse nella filmografie pasoliniane per lo più straniere, è stato ritrovato nel 2005 negli scaffali dell´Archivio del movimento operaio e democratico dal regista Mimmo Calopresti. Il cineasta ha deciso di trasferirlo su supporto digitale e di girare un suo personale omaggio a Pasolini.

Pasolini girò per conto del Comitato cineasti italiani contro la repressione, un collettivo di registi molto attivo in quegli anni. Era naturalmente impegnato nel lavoro di controinformazione che doveva passare per i circuiti alternativi a quelli tradizionali. Nello stesso periodo, per esempio, con Lotta continua stava dando vita al documentario 12 dicembre, a un anno dalla strage di piazza Fontana.

Lo scrittore aveva già sviluppato la sua particolare “poetica della monnezza”: come chiamare allora le immagini surreali e struggenti della discarica nella quale vengono gettate le marionette Totò e Ninetto Davoli in Che cosa sono le nuvole? del 1967? Domenico Modugno è un netturbino che cantando trasporta le marionette a morire come rifiuti e rinascere allo stesso tempo, perché possano vedere per la prima volta il mondo fuori dal teatro. In realtà il lavoro documentario era anche inserito in un filone che il regista riuscì a sviluppare solo in parte mentre era in vita: il ciclo dedicato al Terzo Mondo tra il  ´67 e il ´70 si componeva già degli Appunti per un film sull´India e Appunti per un´Orestiade africana.

In mancanza degli audio Calopresti ha intervistato Silvano Pellegrini, sindacalista e “netturbino”, all´epoca incaricato di seguire Pasolini nel suo lavoro di documentazione. Il suo è un ritratto commosso e crudo sulle condizioni di lavoro disperate della categoria. I genitori terrorizzavano i figli: “Se non fai il bravo ti faccio fare lo spazzino”. I netturbini dovevano ritirare porta a porta i sacchi di iuta pieni di spazzatura, oltre a dover lavorare con pale d´acciaio che pesavano 12 chili. Il risultato, come mostra il signor Pellegrini, erano spalle curvate a destra e malattie alle vie respiratorie. La loro lotta chiedeva condizioni di sicurezza e igiene, oltre al ritiro della spazzatura per strada. I cittadini erano assolutamente contrari: come rinunciare a schiavi che ti risparmiano un lavoro così ignobile?

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Pasolini, intervenendo all´assemblea, consigliò agli scopini di “lottare, ma senza mai perdere la pazienza”. Poi proseguì spiegando che secondo lui bisognava cercare di intervenire sulla mentalità della gente, fare una battaglia di civiltà. Decisero quindi un colpo di teatro: stamparono 500mila volantini da distribuire a Roma spiegando le loro rivendicazioni e riportando i risultati di analisi cliniche a cui si erano sottoposti a loro spese. I dati erano impressionanti: furono riscontrate malattie sconosciute dell´apparato cardiocircolatorio, malformazioni alla spina dorsale, tant´è che un netturbino con 15 anni di lavoro risultava invalido al 75 per cento.

Che l´opera di Pasolini sia rimasta incompiuta con la sua morte è una mezza verità. Tutto quello che ha scritto e filmato può essere ricomposto in un quadro più ampio e composito. Questo vale per l´ode Appunti per un romanzo sulla monnezza. Sono le parole dell´autore, questa volta, a descrivere le immagini che sta girando. I versi si concludono così: “E oggi 24 aprile 1970 è giorno di sciopero: l´Ordine degli Scopini è entrato nella storia; bisogna essere contenti, come se gli angeli fossero scesi sulla terra, a sedersi sulle panchine dei viali e sui muretti della borgata; è il giorno di Rivelazione; è caduta ogni separazione tra il Regno d´Ognigiorno e il regno della Coscienza; ciò che resta intatta è l´umiltà; perchè chi ebbe una vocazione vera non conosce la violenza; e parla con grazia anche dei propri diritti”.

* * *

Intermezzo “leggero”: operatori ecologici del 2000

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Pier Paolo Pasolini
A li scopini

Vorrei dirvi di una giornata di sole
che splendette nell’Aprile del 1970 su Roma:
gli scopini stavano a casa loro.
Stiamo qui, a casa nostra, in borgata:
il nostro interprete sa tutto di noi, l’unica
differenza sta nel fatto che lui –
chi parla per noi – si trova davanti al fatto inesprimibile,
ch’esser scopino è un gran mistero.
Nessuno sa né dove né quando
viene ‘sta vocazione.
Tocca cercà, tocca cercà: e dove ti ritrovi?
In fonno ar mondo: laggiù
bruciava un foco, magari sur mare;
o sotto ‘na montagna ci stava la carogna
d’una pora gatta, che gli aveva detto male:
chi l’avrebbe immaginato che sarebbe toccato a noi?
Eppure è venuta la vocazione
Noi apparteniamo all’Ordine degli Scopini
Ci rassomigliamo tutti come i frati:
il primo voto sarebbe quello del silenzio.
Lo scopino se ne va tutto solo col suo bidone
sul carrettino, e lo spigne, cercando –
Al sole o al brutto tempo lo scopino
spigne il carrettino con sopra il bidone,
e lo scopone in mano, cercando.
Non si lascia distrarre da niente, come uno che prega –
A lui gli basta andare, in riva al mare
o tra li palazzi della città –
Lo scopino se ne va tutto solo e zitto, cercando –
Si raduna coll’altri scopini dove nessuno li vede,
come li frati.
Puerum Deum me appellavit, mater mea
serva erat, pater servus;
sicut Sanctus Agostinus
pomos in hortis involavi;
saxa eicci contra pueros aliorum subiurbiorum;
in prati set in cavernis cum amicis meis
actos impuros feci;
postea homo cactus sum: et viam incepi
quam nullus amicus, nullus homo cognoscit;
Deus mihi eam instruxit;
per illam viam hic perveni.
E oggi 24 Aprile 1970
è giorno di sciopero: l’Ordine degli Scopini
è entrato nella storia;
bisogna essere contenti, come se gli angeli
fossero scesi sulla terra, a sedersi sulle panchine dei viali
e sui muretti della borgata;
è giorno di Rivelazione;
è caduta ogni separazione tra il Regno d’Ognigiorno
e il Regno della Coscienza;
ciò che resta intatta è l’umiltà;
perché chi ebbe una vocazione vera
non conosce la violenza; e parla con grazia
anche dei propri diritti.

* * *

Anche Totò ha scritto una magnifica poesia nella quale narra la vicenda (l'”ultima vicenda”, ultraterrena) di un netturbino la cui tomba si trova a una spanna da quella di un personaggio ricco e titolato…

Principe Antonio De Curtis, in arte Totò
‘A livella


Pier Paolo Pasolini, Appunti per un romanzo sull’immondiziaultima modifica: 2010-09-26T11:13:00+02:00da paginecorsare
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10 pensieri su “Pier Paolo Pasolini, Appunti per un romanzo sull’immondizia

  1. CIAO ANGELA , TUTTO OK ?
    .
    INTANTO TI LASCIO A RISPOSTA AI TUOI CORTESISSIMI COMMENTI …………. MI STO DIVERTENDO CON QUESTO POST .
    .
    DOPO VADO A LEGGERE SUBITO QUESTO CAPOLAVORO DI POST CHE HAI FATTO ………….. GLI HO DATO UNA ABIRCIATA FUGACE .
    .
    X ANGELA .
    .
    CIAO ANGELA , VEDO CHE STAI GIOCANDO CON LE PAROLE ……………..FACENDO FINTA DI LISCIARE UN PO’ TUTTI , MA IN REALTA’ STAI SOSTENENDO CON FORZA , LE RAGIONI DELLA MUSICA COLTA .
    .
    IO PER IL MOMENTO EVITO DI SCENDERE SUL TUO TERRENO ……..PER IL MOMENTO……….. CON LE PAROLE MI FAI NERO ……………….
    .
    LA GIUSTA STATEGIA , PER ME , PER POTER TENTARE DI AVERE RAGIONE , E’ QUELLA DI BATTERTI NEI FATTI …………………………. SO’ , SI…..SI……. IO SO’ CHE E’ DIFFICILE , MA E’ L’UNICO MODO POSSIBILE , PER CERCARE DI FAR VALERE LE MIE RAGIONI …………ROCKETTARE .
    .
    HO RIVOLUZIONATO UN PO’ IL POST ……………………… ADESSO VEDIAMO COME LA METTI .
    .
    CIAO ANGELA …………….. MI STO DIVERTENDO .
    .
    PS………. DA ADESSO E’ STORIA DEL ROCK …………….. STO CARICANDO QUALCHE MIGLIAIO DI VIDEO , SUL MIO CANALE YOUTUBE …………. SE QUEI FRISCHETTONI , NON MI ROMPO LE SCATOLE CON I DIRITTI DI AUTORE .

    Scritto da : IL CORVO | 26/09/2010

  2. Ciao Angela, bello e commovente il tuo post, vorrei che tanti e tantissimi lo leggessero. Quando finirà questà maledettissima società che schiavizza una parte della popolazione senza la quale però non riesce a vivere?
    Ho letto i tuoi commenti al post di BRUNO: sorprendenti per me le informazioni sui quei grandi musicisti che pur in condizioni sfavorevoli hanno creato musica sublime e ancor più sorprendente quando dici che probabilmente non avevano una predisposizione del tutto eccezionale alla musica. Molto bene, hai messo in discussione un luogo comune e un pregiudizio.
    Ciao, buona domenica e buona settimana.

  3. ECCOMI NUOVAMENTE ……….
    .
    HO LETTO IL TUO MERAVIGLIOSO POST , CHE E’ FINITO CON LA LIVELLA DI ANTONIO DE CURTIS ……… ( UN GRAZIE PARTENOPEO ) .
    .
    IO CONOSCEVO POCO PASOLINI E DEVO AMMETTERE CHE LA MIA CONOSCENZA , ERA MOLTO SCARSA ……….. AVEVO UN’IMMAGINE DI QUESTO GRANDE UOMO , MOLTO DIVERSA , DA COME TU SEI RIUSCUTA A DESCRIVERE .
    .
    SOLO ADESSO RIESCO A FOCALIZZARE ,L’ ANCORA ATTUALISSIMO PENSIERO PASOLINIANO ……….. SONO SBALORDITO E MERAVIGLIATO , DALLA CAPACITA’ DI PASOLINI , DI ESSERE PRESENTE IN TUTTE LE VERE E DRAMMATICHE REALTA’ , DI UN PEZZO DELLA NOSTRA STORIA RECENTE ED ATTUALE .
    .
    GRAZIE ANGELA PER QUESTO .
    .
    UN ABBRACCIO .

  4. @ Caro Bruno, io non liscio proprio nessuno, non è nelle mie abitudini e neppure nelle mie intenzioni. Dico soltanto ciò che penso. Nel mio primo commento avevo sostenuto che l’arte, e nella fattispecie la musica, ha un linguaggio talmente universale che può essere soltanto messaggero di amore e di pace tra tutti gli esseri umani. E’ una mia profonda – e provata – convinzione (malgrado i toni bellicosi che tu utilizzi). La vera comunanza di intenti, di atti, di sensibilità, di cultura, di apprezzamento per stili e generi diversi io l’ho sperimentata proprio facendo musica con persone provenienti da tutti i continenti. Musica di tutti i generi, poiché non era neppure ipotizzabile (nella situazione specifica di “quella” scuola di musica – all’interno delle aule del Conservatorio milanese, ma nata e cresciuta grazie a una occupazione avvenuta nel 1979 e tuttora esistente) che Karim, un amico senegalese, avesse la medesima cultura musicale di Giovanna, un’altra amica bresciana (cioè con una cultura musicale che discende direttamente dalla tradizione musicale europea). Si trattava, molto semplicemente, di culture differenti che sono nate e si sono sviluppate in contesti diversi.

    Ho avuto “compagni di scuola” provenienti da Corea e Giappone, la cui cultura musicale era indissolubilmente legata alle specifiche tradizioni della loro area geografica, nella quale si era sviluppata una cultura musicale differente. E un altro allievo cileno mi aveva fatto scoprire i suoni degli strumenti andini, che avevo già ascoltato nei dischi degli Inti Illimani ma non conoscevo “da vicino”. Culture “diverse”, non “migliori” o “peggiori” rispetto alle altre. Ci mancherebbe. Fin qui, è tutto chiaro? Ecco, è stato proprio in un contesto di questo genere che ho riscontrato la validità di quella che è una mia profonda convinzione: che la musica, cioè, sia universale, universalmente comprensibile, e addirittura adatta forse più di altre a svelare le caratteristiche di popoli provenienti da terre diverse.

    Ascolto di tutto, dalla musica cinese antica che ha un suo fascino esotico anche perché utilizza a sua volta strumenti dal timbro pressoché sconosciuto alle nostre orecchie, al jazz in cui riconosco molti tratti delle antiche origini (gospel, spirituals) e anche caratteristiche di ricerca vicinissima nel tempo. Dalla musica etnica – è il caso che ho già citato della musica sarda, che ha elementi (e strumenti) assolutamente peculiari (il suono delle launeddas per esempio non è assimilabile a quello di nessun altro strumento) – alla musica rock.

    Ero tra gli spettatori quando, a Milano, arrivarono i Beatles, ero sui vent’anni, e mi incazzai notevolmente perché molti pezzi che suonarono i quattro di Liverpool dovetti poi risentirli da un disco: il baccano dei fans (al quale non eravamo – tutti – per niente abituati) ne aveva in parte letteralmente impedito l’ascolto…

    Sento volentieri in Tv i complessi rock, e non solo nel “concertone” del Primo Maggio, adoro Vasco Rossi e la sua musica, Michael Jackson mi entusiasma (soprattutto quello del periodo dei Jackson Five), Bruce Springsteen lo seguirei per ore, tale è la sua bravura come musicista e la sua sensibilità nel presentare i suoi pezzi e i suoi testi. Ma non potrei essere tra un pubblico vociante che non mi lascia “capire” assolutamente niente. Perché, a me, della musica piace anche (forse, soprattutto) capire quali siano le origini delle emozioni che mi dà – o del perché non me ne dà alcuna.

    Capire significa individuare qual è il “gioco” degli strumenti (e tra gli strumenti ci metto naturalmente anche la voce), la loro interazione. Capire è anche accorgersi che una composizione – qualunque composizione nel suo genere – utilizza un “giro armonico” povero e inflazionato che alla lunga riesce soltanto a risultare noioso (perfino quando il “baccano” sovrasta una esibizione…). Oppure ancora, capire che cosa intenda rappresentarmi, su che cosa voglia attirare la mia attenzione. Per fare soltanto un esempio, Elvis Presley non mi piace. Non perché io abbia tante primavere sulle spalle e non abbia più “il fisico”: non mi piaceva neppure quarant’anni fa… E una questione di “gusto”, di “senso estetico”, di “stile”, di “simpatia”. E anche di armonia poverissima. La musica di Presley non mi piace e non mi ci riconosco. Punto. Dopodiché non mi sento né meglio né peggio di coloro ai quali piace. Non so se il concetto è chiaro…

    E ascolto la musica classica, anche quella antica dei trovatori e dei cori a cappella, o per altro verso quella contemporanea, acustica o elettronica che sia. Ho fatto recentemente una recensione a un Cd di un amico che ha utilizzato addirittura l'”acusmetria”, una tecnica quasi del tutto inesplorata finora, quindi ho ascoltato ripetutamente brani appunto per “capirli”, quasi per “sezionarli”, perché potessi darne un giudizio consapevole. Se la mia preferenza, alla fine, va grosso modo alla musica tardo seicentesca (Bach, per intenderci, che considero il massimo umanamente raggiungibile e da nessun altro finora superato) fino a quella del Novecento (passando per Mozart, Haydn, Beethoven, Schubert, Brahms, Debussy, Mahler, Stravinskij, Schönberg eccetera eccetera) non so che farci. E’ ancora e sempre una questione di gusto, il mio, che riconosce in questi compositori gli interpreti più vicini a quello che è un mio modo di sentire, di accogliere la musica, e anche di farla, di praticarla.

    Preferire non significa disprezzare tutto il resto: se, invitata a cena, preferissi una pizza margherita alle lasagne al forno non significherebbe che queste ultime le butterei nel cesso. E non è in questione l’avere torto o ragione, e neppure apprestarsi a praticare taekwondo o altre arti marziali: la musica non è scontro, è esattamente il contrario…

    Un abbraccio da Angela

  5. X ANGELA .
    .
    MI HAI IMBRIGLIATO COMPLETAMENTE , ADESSO MI TOCCA TROVARE UN MODO PER USCIRNE FUORI …………..
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    SAPEVO CHE CON TE NON SI SCHERZA , MA NON IMMAGINAVO UNA TALE POTENZA DI FUOCO ………………………… SONO ANDATO A CERCARMELA ………. E ADESSO DEVO PEDALARE .
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    SIA CHIARO , CONDIVIDO LA STORIA DELLA LASAGNA E DELLA PIZZA , COME CONDIVIDO ANCHE , IL CARICO DI CULTURA , CHE LA MUSICA PORTA CON SE …………………………. CIO’ CHE NON CONDIVIDO E TROVO INGIUSTO , E’ IL SOSTENERE CHE UNA TALE MUSICA SIA COLTA E UN’ ALTRA , ANCHE SE PIACE , TROVA SPAZIO IN UN SOTTOPRODOTTO .
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    SCUSA ANGELA , QUESTO DISCORSO NON E’ INDIRIZZATO A TE , COME MI SCUSO , PER AVER IN MODO PRETESTUOSO , MA GENUINAMENTE AMICHEVOLE E RISPETTOSO , VERSO DI TE , UTILIZZATO IL DIALOGO CON TE , PER POTER DIRE ED ESPRIMERE UN CONCETTO CHE AVEVO DA TANTO , IN MENTE DI ESTERNARE .
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    TU HAI DETTO COSE CHE SENTIVI E CHE IO , IN GRAN PARTE CONDIVIDO …………………….. ED IL FATTO CHE , COME SEMPRE FAI , HAI DETTO CIO’ CHE PENSI , SENZA SE E SENZA MA , NON PUO’ NON PIACERMI .
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    TU GIUSTAMENTE HAI PARLATO DI GUSTI , QUESTO E’ SACROSANTO ………. E GIUSTAMENTE , HAI POSTO L’ ACCENTO SUL FATTO , CHE LA MUSICA AGGREGA E NON DIVIDE ……………….. IO CONDIVIDO QUESTO .
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    MA ESISTE ANCHE UN’ ALTRA CONSIDERAZIONE DA FARE ……………. LA MUSICA VA INQUADRATA IN UN CONTESTO STORICO ……………… URBANO E SOCIALE .
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    E’ IMPENSABILE ANDARE AD UN CONCERTO DI PRIMO MAGGIO , CON UN MILIONE DI PERSONE CHE VOGLIONO FARE BACCANO , CON DEBUSSY AL PIANO ……………….
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    HAI RAGIONE A DIRE CHE , PER TE CHE SEI AVVEZZA AD USARE STRUNENTI MUSICALI E CHE QUINDI , RIESCI AD ASCOLTARE CIO’ CHE ALTRE ORECCHIE , NON PERCEPISCONO , SIA DEPRIMENTE TROVARTI IN UNA FOLLA SCALMANATA , CHE FA BACCANO E CHE COPRE , A TRATTI , IL SUONO DEGLI STRUMENTI E LE ACUSTICHE VOCALI …………..
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    MA DEVI ANCHE COMPRENDERE CHE QUESTO E’ IL FRUTTO DELL’ ADATTAMENTO DELLA MUSICA , AL DIVERSO CONTESTO SOCIALE ……………… DALLE CARROZZE CON IL COCCHIERE , SIAMO PASSATI AI SUV ……………… E QUESTO E’ UN FATTO , CHE SIA ESSO NEGATIVO O POSITIVO , RESTA UN FATTO .
    .
    E’ VERO CHE MOLTI GIOVANI E NON , VANNO IN MASSA E MOLTO VOLENTIERI , AD ASCOLTARE MUSICA COLTA ………. , MA E’ ANCHE VERO CHE , NELLO STERIO DELLA VETTURA , PREFERISCONO VASCO ROSSI ………………….
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    IO AMO LA MUSICA CLASSICA , DA CAMERA ED ANCHE LE OPERETTE …………. PERO’ NON DIRLO IN GIRO ……….ALTRIMENTI MI FREGO LA STIMA DEI ROCKETTARO …….
    .
    …….. OLTRE AD AVERE LA MOGLIE CHE MI HA ADDESTRATO AL TIPO DI SUONO , ……….., OLTRE AL FATTO CHE , SONO VISSUTO 22 ANNI VICINISSIMO AL CONSERVATORIO DI NAPOLI ……………………………. ED AVEVO MOLTI AMICI D’ INFANZIA CHE STUDIAVANO IN ESSO ……… , SONO VISSUTO CON IL MIO AMATO VECCHIO , CHE TUTTE LE MATTINE CANTICCHIAVA BRANI DEL PAESE DEI CAMPANELLI , ED ALTRO .
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    IN EFFETTI IO , NON POSSO NON RICONOSCERE LA DIVINA ARTE DEL FARE MUSICA , SENZA MEZZI ELETTRONICI ……………….. LA MUSICA DOTTA O COLTA ……
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    QUELLA MUSICA GENIALE , FATTA PER PURO SENSO DELL’ ARTE E NON PER FARE CD……..
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    ……… PERO’ , ESSENDO UN METROPOLITANO PER CULTURA , HO SVILUPPATO ANCHE LA CAPACITA’ DI APPREZZARE I SUONI CHE IL RITMO METROPOLITANO PRODUCE E CHE PER ME , NON HANNO NIENTE DI MENO COLTO , RISPETTO ALLE RAFFINATE NOTE DI MOZART.
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    HAI VISTO IL VIDEO DI JIMI HENDRIX ?
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    UN TALE CHE POSSIEDE UNA CAPACITA’ DI USO DELLO STRUMENTO , CHE RIESCE A SUONARLO CON LA BOCCA ………………… PUO’ PARAGONARSI A TANTI ALTRI BLASONATI MUSICISTI .
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    TU RIVENDICHI GIUSTAMENTE IL DIRITTO A DIRE , QUELLA E’ LA MUSICA CHE PREFERISCO ……… E BASTA . IO TI DICO CHE E’ GIUSTO ……………… ANCHE A ME PIACE ………………….. PERO’ IO CREDO CHE IL ROCK , UN CERTO TIPO DI ROCK , TRA QUALCHE ANNO , SARA’ CONSIDERATO UNA MUSICA COLTA …………… COME OGGI LA MUSICA CLASSICA ……………………… CON UNA FIFFERENZA , RISPETTO ALLA PRIMA …………….. CHE E’ UN FENOMENO DI MASSA , UNA MUSICA PIU’ POVERA , FATTA CON L’ UTILIZZO DI MENO STRUMENTI ……….. E PIU’ PROLETARIA .
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    PER TUTTO IL RESTO , QUESTO POST E’ DEDICATO A TE , AL TUO MODO DI ESSERE E DI RAPPORTARTI LEALE CON TUTTI ………………. ANCHE CON LA MUSICA .
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    EVVIVA LA MUSICA , TUTTA ………………………. TRANNE LA SOLITA , CHE CI SOMMINISTRA IL TEATRINO DELLA POLITICA .
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    UN ABBRACCIO ANGELA .

    Scritto da : IL CORVO | 27/09/2010

  6. Vacanze così lunghe? Oh mia cara, magari. In realtà sono stata in vacanza solo sei giorni. Tutta l’estate più o meno l’ho trascorsa lavorando da matti. Ma per ottobre abbiamo in programma un viaggio in Egitto. Giusto per rifarci un po…
    Ti ho pensata qualche giorno fa. Su un canale del digitale, non ricordo quale esattamente, c’era un servizio di Pasolini che ha fatto un viaggio nel mondo delle donne e della loro condizione nell’Italia degli anni 60, sulla sessualità, sulla condizione sociale e culturale. E’ stato molto interessante vederlo!
    Ti abbraccio, sono contenta di averti ritrovata.
    E quanto al tempo che passa senza sconti non c’è niente di cui dolersi. Sarebbe drammatico se passasse lasciando dietro di sè i saldi. No ?
    Baci.

  7. @ Luca
    Ciao, per il testo di Baricco intendi il testo di “Novecento”? Ho visto in ogni caso le foto, sono molto belle, gli attori molto espressivi. Peccato che non replichiate, e neppure prevediate di spostarvi da Firenze. Ho una grande nostalgia della tua città, ma al momento non posso proprio muovermi, sto curando una noiosissima insufficienza respiratoria… Dai comunque notizia nel blog se farete qualche altra esibizione teatrale.
    Un bacione a Firenze…
    Buona vita e un saluto.

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